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domenica 22 marzo 2015

Gold River Carp

Passata l’ influenza e dopo una convalescenza durata pochi giorni per via di una piccola operazione l’ impazienza di pescare è molta. Le mie attenzioni ricadono sulla ricerca di un pesce che non mi ha mai attirato particolarmente ma che ora voglio insidiare a modo mio senza l' ausilio di tutte le attrezzature specifiche o quelle esche diaboliche come le boilies ai gusti esotici o con abbinamenti da ristorante che si trovano sul mercato per questo genere di pesca.

Solo montature preparate a casa, canne potenti e mulinelli dalle buone qualità. L’ importanza come sempre è il non sottovalutare l’ avversario per non mettere a repentaglio la cattura e soprattutto per non lasciare in bocca al pesce un bel piercing che potrebbe comprometterne la salute.

L'esemplare che sto ricercando è la carpa regina o chiamata anche carpa comune.




Resto allibito dalle tante bocche esaltate che sparano solo fiato secondo le quali una bella od eccezionale cattura è fatta solo se rapportata ad attrezzature sottodimensionate come terminali dello 0.10 o simili. E’ come andare ad una battuta di caccia di un’ elefante con la carabina ad aria compressa....

Ma preferisco restare fuori dagli schemi mentali di certi personaggi come è nella mia natura.

Per quanto riguarda le esche ricado sulla scelta di quelle che amo di più, naturali, soffici per l’ apparato boccale della preda ed estremamente attiranti. Naturalmente parlo di un bel fiocchetto formato da camole ed un segmento di lombrico come esaltatore di sapidità e di colore.

Preparata l’ attrezzatura l’ unica cosa che rimane da fare il giorno della sveglia è mettere in pratica lo studio effettuato nei giorni precedenti.


La prima ora passata sul fiume trascorre senza risultati ma ad un certo punto la canna riceve un sussulto. Mi avvicino per avere maggiore visibilità di ciò che succede, il filo inizialmente in tensione entra in bando così decido di ferrare sentendo subito una forte trazione proveniente dall'altro capo.

Una fuga repentina ed inconfondibile mi fa sussultare, taro la frizione al momento ma come mio solito preferisco modularla nel mentre del combattimento trattenendo la bobina con le dita della mano e rischiando di amputarmi una falange.



Species: Cyprinus carpio (Common Name: Carpa Comune o Regina – Common Carp)
Family: Cyprinidae
Measure: Cm 86 - Inch 33.88 
Weight: Kg 10.06 - Lb 22.18
Rod: Mitchell Privilege PRO – 30T Carbon – 140-180 gr 
Reel: Abu Cardinal C 806
Line: Trabucco TForce 0.40 mm
Terminal Line: JTM Proton 0.25 mm
Hook: Drennan Wide Gape Specialist size 6
Bait: Waxworm + Worm


Lascio correre il mio avversario che mi da filo da torcere entrando in corrente, è peggio di un velocista, le accelerazioni che sprigiona sono repentine e fulminee perfette per fare saltare un’ attrezzatura impreparata.




Continuo a ripetermi che la parte difficile, quella di fregare il pesce in furbizia è stata portata a termine. La carpa infatti è conosciuta oltre che per la resistenza che oppone alla cattura anche per la sua estrema diffidenza. Se durante la ricerca del cibo davanti all’ esca sente anche la minima presenza dell’ amo o del filo può decidere in una frazione di secondo di non toccare il cibo od addirittura di sputarlo senza allamarsi.




Dopo qualche minuto finalmente la corsa si arresta ed il pesce tende a risalire verso la superficie. E' lontano ed ancora non lo vedo bene, distinguo solo delle larghe pinne colore rosso, so di averla presa ma finchè non la vedo non mi pronuncio sul verdetto.




Appena la porto sottoriva non sto più nella pelle, ho trovato quello che cercavo, una bellissima regina di fiume, una carpa comune. 



L' oro del fiume.


Prima di entrare a guadino, spaventata, riesce a trovare nuove energie e mi regala altre due partenze che assecondo dolcemente senza farle prendere troppe speranze.




Alla fine entra nella rete senza tante storie, la isso a terra e finalmente posso fotografarla per aggiungerla alla mia collezione.

La livrea è lucida ed abbina il colore oro alle pinne sfumate di arancione. Le scaglie mi impressionano, la pinna caudale è enorme e muscolosa ma ciò che mi fa più effetto è stata la strenua resistenza che ha opposto per portarla a riva.




La maneggio con cura senza schiacciarle l’ addome per non rischiare di danneggiarle le costole o gli organi interni, la tengo bassa a terra per impedire che mentre si agiti possa cadere come è importante fare con qualsiasi altro pesce. 

Alla fine l' adagio dolcemente in acqua. Nemmeno ha bisogno di riossigenzazione, mi scivola dalle mani, impaziente di tornare nel suo ambiente naturale.

Anche questo pesce risulta vulnerabile dalla classificazione IUCN. La carpa infatti è considerata a rischio d’ estinzione in natura.


IUCN (International Union for the Conservation of Nature)


Classificazione lista rossa IUCN


Avere catturato un tale esemplare in fiume e non in carpodromo canale o lago senza l’ ausilio di segnalatori acustici, canne specifiche e qunt' altro richiesto dal carpfishing è stata per me una esperienza bellissima perché ricercata e pescata nel suo vero ambienta naturale, in fiume e soprattutto in corrente dove può sviluppare la sua muscolatura ed essere ancora più impegnativa da portare a terra.

Alla fine a distanza di venti minuti a conferma delle montature corrette che avevo preparato catturo un’ altra carpa, più piccola ma non meno divertente. 





Le trovo il muso deformato probabilmente da una ferita o da un problema genetico ma nel complesso è estremamente in salute. 





Anche lei, come la sua compagna, dopo le fotografie, impaziente, torna con potenti pinnate nel suo ambiente naturale.



domenica 15 marzo 2015

Sorprese A Spinning

Otto giorni d’influenza tutti passati a lavorare, arrivato il sabato ancora con gli ultimi strascichi che mi hanno lasciato i batteri decido che la cura migliore è di andare a fare due lanci a spinning, una tecnica più leggera e semplice che non mi affatichi troppo come il ledgering o la passata.

Aria satura d’ossigeno e spazi aperti, niente muri e miasmi di smog che bruciano le narici ma profumo di muschio per balsamizzare i polmoni.

Montata la canna attacco con l’ esca più semplice di tutte, testina piombata da 3 grammi con softbait a falcetto.

Nemmeno due lanci che qualcosa prende filo e parte in diagonale. Penso subito ad un predatore vista la mangiata con annessa rocambolesca fuga in acqua non più alta di 15 centimetri  con fondo melmoso dove mai mi sarei aspettato una mangiata, uno, due, tre salti, credo sia un bass, sisi, è proprio un bass mi dico ma appena lo porto vicino mi accorgo subito che è un bel cavedano affamato. Mai visto un cavedano saltare così, forse sono complici i pochi centimetri d’acqua.




Fotografie, slamatura e rilascio immediato, nemmeno mi ringrazia anzi appena lo appoggio nel suo ambiente liquido schizza via lavandomi di fango ed acqua.

Dopo la pizzicata che gli ho dato non credo tornerà a mangiare tanto presto.




Il mio primo cavedano a spinning. Mi sono sempre chiesto come tutti gli altri spinner riuscissero a pescare i ciprinidi con le gomme, bene, oggi ne ho avuta la conferma !




Grande gioia, dopo una settimana tutta grigia questa cattura mi risolleva l’ animo, potrei anche tornare a casa se non fosse che sono arrivato da soli 5 minuti ! Cambio posto tanto ormai questo raggio d’acqua è bruciato con tutta la confusione fatta, passo al prossimo spot e riprendo a lanciare.
Sostituisco la soft bait con un falcetto bianco, solo due lanci e qualcos’ altro parte a razzo, ferro ma purtroppo il tutto va a vuoto. Non mi perdo d’ animo e vedendo l’ intensa attività dei pesci riprendo ad effettuare lanci a ripetizione come una mitragliatrice.




Altre due partenze a vuoto e capisco che i pesci stanno solo “sbocconcellando” svogliatamente l’ esca sulla parte terminale della coda senza mangiare di fatto l’ amo.
Faccio qualche altro metro per vedere se riesco a trovare una zona dove le mie esche siano più apprezzate dalle future prede, monto un amo piombato di qualche grammo più pesante ed utilizzo una soft bait con coda più corta così da non dargli la possibilità di smangiucchiarla senza incappare nell’amo. 

Al primo lancio con la nuova tattica buco il mio secondo pesce, parte sparato verso un groviglio di rami, serro la frizione ma per timore di fare esplodere il filo per la trazione non riesco a fermarlo del tutto e ci finisce completamente dentro. “Incaglio” penso......aspetto qualche secondo, muovo un po il filo delicatamente per non romperlo sfregandolo sui rami e dopo poco riesco a stanarlo, ecco che riparte con la fuga, non capisco cosa sia ma è divertente, molto divertente.




Forzo la canna comprata su di una bancarella al lago per una manciata di euro per testarla e sembra reggere più che bene, non sempre serve attrezzatura da pro staff per incannare un bel pesce. Il piccolo mulinello se la cava al meglio assecondando la canna con la frizione e finalmente il pescione si stanca. Eccolo sotto riva, il mio stupore è grande, un altro ciprinide, ma questa volta è una bellissima e generosa brema. 




Visibili i tubercoli nuziali tipici della frega di questi ciprinidi


Sarà piena di muco come tutte le altre breme mi dico e per la prima volta sono contento di non avere il guadino a portata di mano, poi però mi accorgo che ha i tipici segni della frega in corso, i cosiddetti tubercoli nuziali, infatti è piena di puntini butterati su tutto il corpo. La frega di questa specie avviene di solito tra maggio e giugno ma questa credo sia entrata in frega prima probabilmente grazie alle temperature favorevoli. Il corpo quindi non secernendo più il muco che la ricopre solitamente e viene sostituito da questi tubercoli.





Dopo la slamatura e le foto viene rilasciata con tutte le cure come sempre.



La conformazione delle pinne quando dispiegate formano un effetto falce bellissimo


Dalle 11:00 in poi non percepisco più segni di mangiate, verso le 12:00 nemmeno più un movimento e nemmeno una bollata, decido quindi che è tempo di smontare e tornare verso casa.

A pesca le giornate passano sempre serenamente, l' aria fresca aiuta sia nel fisico che nella mente.




domenica 22 febbraio 2015

Under The Rain !

La cosa è strana e sembra che giri per il verso contrario, durante la settimana di lavoro dal lunedì al venerdì il meteo prevede sempre bel tempo, venerdì verso le 15:00 addirittura il termostato della vettura, ammesso che non fosse rotto, segnava 14.5 gradi, il fine settimana invece arriva puntualmente la pioggia e molto spesso con essa anche il vento.

A questo punto l’ unica cosa da mettere in atto è il fare finta di nulla, preparare le canne, le montature e le esche ed il sabato mattina verso le 4.30 far suonare la sveglia.

Non storcete il naso, amo alzarmi presto, fare le cose con calma e partire con le stelle. …..quando ci sono .…

Così mi alzo, carico la macchina e parto verso il mio spot facendo andare il tergicristallo sulla seconda velocità.

Naturalmente oltre la pioggia e per causa di quella la strada che prendo normalmente per la destinazione risulta chiusa causa crollo del sottosuolo, faccio quindi retromarcia ed a naso trovo un’ altra via.

Dopo aver perso 30 minuti sulla tabella di marcia arrivo al mio solito parcheggio ma ancora il viaggio non è finito. Ci vogliono ben 2 km pieni da percorrere a piedi per arrivare allo spot e questa volta dovrò farmeli tutti nel fango. Fortunatamente ho portato lo zaino da trekking, mi infilo la cerata e gli stivali e sotto una pioggia sostenuta che arriva di traverso aiutata dallo sferzante vento mi incammino.

Superato qualche albero caduto a causa delle folate finalmente arrivo al mio spot, monto l’ attrezzatura e copro tutto con sacchi di plastica per cercare di non fare bagnare troppo le borse.

Effettuo diversi lanci ma di segnali che mi possano fare capire la presenza di movimento non ce ne sono.

Innesto allora un feeder da 100 grammi e lancio in prossimità di una prismata. In pochi secondi la cima della canna si inarca ed io dopo la prima ferrata ne do altre due per impiantare l’amo nella placca mandibolare del pesce.

Il combattimento con l’ attrezzatura sostenuta che avevo sarà durato non oltre 2 minuti ma che gusto ci sarebbe se non lo raccontassi come se il tutto fosse durato 20 minuti ? Che poi sono quelli reali che ho percepito.

Lo sento subito, è molto forte e punta il largo ma non gli do spazio, apro di poco la frizione per non strappare il terminale tra il pesce ed il pesante pasturatore, è l’ unico segnale di mangiata che ho avuto e devo assolutamente portarlo a terra. Gli faccio voltare il muso verso di me e lo recupero portando la canna con la frizione del mulinello chiusa verso di lui nei momenti di maggiori sfuriate quando cerca nuovamente il largo.

Penso subito ad un barbo ma non è così impegnativo appena affiora infatti si rivela un cavedano esagerato ! Un cavedanosauro ! Mi sembra il più grande che abbia mai preso quindi me la gioco bene e senza dargli corda lo forzo portandolo a guadino, al primo tentativo mi frega e con una pinnata riesce a sfuggire dalla rete ma al secondo passaggio lo fulmino issandolo a terra.



Species: Squalius squalus (Common Name: Cavedano - Chub)
Family: Cyprinidae
Measure: Cm 46.00 - Inch 18.12 
Weight: Kg 2.713- Lb 5.156
Rod: Mitchell Privilege PRO – 30T Carbon - 140-180 gr  
Reel: Abu Garcia Cardinal C806
Line: Trabucco TForce 0.40 mm
Terminal Line: JTM Proton 0.20 mm
Feeder: M Class 100 gr
Hook: Daikichi Treble Hook Size 6
Bait: Maggot


Ad alzarlo il guadino si piega e quasi sembra che si spezzi ma finalmente lo appoggio a terra e Wow !

E’ bello grande !  46 cm per 2.713 kg di peso ! Un nuovo record per me !

La pioggia mi rende difficile l’ operazione per effettuare le fotografie di rito, la pesatura e la misurazione ma finalmente riesco a fare tutto.





Appena slamato una sorpresa mi aspettava, la nuova ancoretta che avevo acquistato per testarne l’ efficienza risultava piegata ! Fortunatamente non sono stato a cinquantarla, l’ho portato a guadino velocemente risparmiandomi brutte sorprese.






Giunto il momento del rilascio decido di smontare e rifarmi la scarpinata verso la macchina tra pozze d’acqua e fanghiglia !

La giornata nello stile selvaggio è stata più che soddisfacente, e se il tempo durante la settimana promette bene e durante il week-end tende al brutto ….. chi se ne frega ! 

Io Vado A Pesca !


sabato 7 febbraio 2015

Stealth

Nulla avrebbe potuto prepararmi a quello che sarebbe accaduto oggi.

Dopo la solita, inesorabile, pesante settimana lavorativa finalmente arriva il relax della pesca, come al solito il venerdì sera tra musica e fumi dell’ alcool preparo minuziosamente l’ attrezzatura insieme alla quale spero di passare una bellissima giornata.

Il sabato mattina c’è qualcosa di strano che aleggia nell’ aria, un misto di tranquillità e di euforia che ci accompagna fino al luogo di pesca sempre con il mio anonimo grande compagno al fianco.

Sentiamo che sarà una giornata buona, non sappiamo il perché, non dobbiamo nemmeno parlarci, lo sappiamo e basta. Qualcosa di inspiegabile.

Finalmente sul luogo si sfoderano le scimitarre con argani annessi.

Nell’ attesa della prima abboccata versi di cormorani che sembrano dire in segno di scherno “ahah ahah  non ce la farete, ahah ahah non prenderete nulla ahah ahah ahah” ci fanno restare in silenzio nella speranza di poterli sbeffeggiare a nostra volta.

E così è……

La canna più potente si piega in un secondo creando un bellissimo arco, senza il picchetto  artigianale fatto preparare in ferramenta si sarebbe completamente capovolta finendo in acqua.

“Ferra !” è l’ unica parola che riesce ad urlare il mio compagno troppo lontano per farlo lui stesso !

Ora ce l’ ho, è ancorato bene, la frizione canta come fosse incantata, la serro in modo da non far saltare il terminale ma per maggiore controllo devo anche tenere la bobina con la mano frenandola meglio, non posso permettere qualunque cosa sia che entri in centro fiume tra i gorghi della corrente.
Mi balena per la mente un pensiero…..ma subito mi dico che non può essere e cerco di levarmelo di testa.

In breve tempo cambiato direzione, viene  verso di me, strano comportamento, recupero perchè la lenza non vada in bando, e praticamente sotto la prismata della mia postazione, l’ acqua bassa ma ancora non lo vedo, dal fondale sale solo uno sbuffo di fango sollevato dal passaggio della “bestia”.

Ecco che riparte, compiendo una fuga in senso circolare ora riprende il largo, la frizione torna a lavorare ed io ancora che controllo la bobina con la mano per frenare meglio la corsa.

Sento che pian piano si sta stanca, fidandomi ciecamente che l’ attrezzatura non mi tradirà decido di forzarlo per sfiancarlo meglio, finalmente affiora in superficie ma lo fa a modo suo, effettuando tre salti in senso verticale sbattendo la testa a destra ed a manca per liberarsi dall’ amo………i rumori intorno a me si ovattano ed io resto in estasi vedendo quella splendida e pregiata creatura……..di nuovo!

Il mio sospetto iniziale era fondato…….è ancora lui, un fantastico esemplare di storione siberiano, e questa volta è più grande !

Lo porto a riva, le braccia e le gambe mi tremano dall’ emozione, lo sollevo ma ricordo che non è un trofeo solo da esibire, è una creatura rara e delicata che deve essere protetta !




I suoi occhi lucidi mi fanno compassione, effettuiamo le fotografie di rito, alla bindella misura un metro e due centimetri precisi, senza perdere tempo lo rimetto in acqua, come l’ ultima volta lo riossigeno e lui subito con due pinnate torna nelle profondità del fiume.



Species: Acipenser baerii (Common Name: Storione Siberiano – Siberian Sturgeon)
Family: Acipenseridae
Measure: Cm 102 - Inch 40.19 
Weight: Kg 10.14 - Lb 22.35
Rod: Mitchell Privilege PRO – 30T Carbon – 140-180 gr 
Reel: Abu Garcia Cardinal C 806
Line: Trabucco TForce 0.40 mm
Terminal Line: JTM Proton 0.25 mm
Hook: Daikichi Treble Hook Size 10
Bait: Worm





Resto attonito per aver abbattuto il mio record precedente di un pesce così raro in una sola settimana !

Soprattutto effettuando la cattura in piena natura, e cosa ancora più importante a chilometri di distanza da dove avevo catturato il precedente “ Drago di Piombo” !






Per questa importante cattura vale la pena stendere due cenni sulla storia evolutiva dell’ antico ordine degli Acipenseriformes, ordine che sembra sia imparentato con determinate specie di pesci predatori vissuti durante il periodo Triassico (252 - 201 Ma).

Verso gli inizi del Giurassico (199 - 145 Ma) sempre dell’ ordine degli Acipenseriformi si svilupparono i Chondrosteidae ormai estinti come il grande Girosteo (Gyrosteus mirabilis) con forme vagamente simili agli odierni storioni.



Gyrosteus mirabilis


I pesci con sembianze che si avvicinano di più alle specie ora esistenti, dei quali sono stati ritrovati i più antichi reperti fossili sembrano essersi sviluppati durante il periodo Cretacico (145 - 65 Ma).

Grazie alla distribuzione dei reperti paleontologici sono stati individuati due principali centri di origine per gli Acipenseriformi, uno in Eurasia nel Cretaceo Inferiore ed uno in America Settentrionale nel Cretaceo Superiore.

Infine nell’ Era del Cenozoico (65 – 0.3 Ma) tuttora in corso sono sopravvissute solo due famiglie su quattro, per l’ appunto gli Acipenseridae (storioni) ed i Polyontidae (pesci spatola).

Ci tengo a precisare nuovamente che questa specie è considerata ad alto rischio di estinzione dalla classificazione IUCN.


IUCN (International Union for the Conservation of Nature)


Classificazione Lista Rossa IUCN


A questo proposito mi sta a cuore ribadire l’ importanza di rilasciare sempre questi splendidi esemplari per tutelare la loro sopravvivenza in natura !

Dolo questa parentesi paleontologica vengo destato da altre due abboccate che risulteranno essere altri due Storioni Siberiani di taglia inferiore.









La giornata si poteva a questo punto anche concludere ma decidiamo di restare in pesca.

Ne esce un bel carassio che io chiamo simpaticamente Bobbers in quanto questa parola, non ne conosco il motivo, mi ricorda un qualcosa che saltella sul fondale.




Species: Carassius carassius (Common Name: Carassio – Crucian Carp)
Family: Cyprinidae
Weight: Gr 850 - Oz 22.35
Rod: Shimano Alivio Slim TE GT 360 XH 40 - 80 gr
Reel: Daiwa Regal 3000 5iA 
Line: Asso Ultra 0.40 mm
Terminal Line: JTM Proton 0.18 mm
Hook: Drennan Carbon Feeder Size 8
Feeder: M Class 60 gr
Bait: Maggot





Non so come, mangiando su attrezzatura da me considerata light riesce a scardinarmi il piccolo ma micidiale mulinello Daiwa Regal di taglia 3000 che insieme a me ha condiviso tante battaglie fin dal principio. Mi toccherà quindi scovare una nuova molla dell’ archetto per poterlo riparare.








domenica 25 gennaio 2015

Drago Di Piombo

Il cielo è terso in questa giornata invernale, una leggera brezza notturna spazza le nuvole mostrando la luna nella sua fase crescente. Se i miei calcoli non sono errati i pesci dovrebbero essere in attività soprattutto perché invogliati dalle piogge dei giorni scorsi.

Preparo quasi maniacalmente le montature il venerdì sera sulle potenti Mitchell, la sveglia è prevista per le 5:15 del sabato, oltre alla strada da fare con il mio trattore dovrò anche caricarmi l’ attrezzatura in spalla e proseguire per 3-4 km a piedi su strade scoscese raggiungendo la mia destinazione.

Arrivato al randez vous con il mio collega, del quale dovete scusarmi ma vuole rimanere nell’ anonimato, ci dividiamo gli attrezzi ed entriamo in pesca !

Sotto la superficie color caffelatte per via del fango smosso dalle piogge capiamo subito che il movimento non manca intravedendo qualche bollata. Quasi sembriamo in frenesia più noi dei pesci !

Ancora prima che il mio compagno possa dirmi che ha preparato le esche io avevo già montato le canne, i mulinelli ed i puntali.

A questo punto si entra nel vivo della pesca, cerco il punto magico dove adagiare sul fondo l’ inganno, prendo la mira, stabilizzo la canna e lancio.

Continuo così finchè la batteria di quattro canne non è puntata come dei missili SAM in attesa che qualsiasi cosa passi nel loro raggio di azione.

Passano quasi 5-10 minuti e finalmente il puntale di un grezzo incomincia a danzare. 

Mi avvicino ma aspetto per essere sicuro che il piombo sul fondo non si fosse stabilizzato per via della corrente muovendo l’ apicale. Prendo in mano il filo per avere maggiore sensibilità e mi accordo che all’ altro capo della lenza c’è qualcosa che si muove, afferro la canna e ferro, sembra di avere incagliato ma sono sicuro di quello che ho sentito tramite il filo, recupero forzando di poco e stacco qualcosa dal fondale.

A questo punto qualunque cosa sia incomincia a muoversi e, pur avendo un grezzo da 180 gr da surf casting non riesco ad impedire alla creatura di gironzolare dove desidera. Cerco di non forzare troppo e dopo  una decina di minuti il mio compare mi dice “diamine non devi perderlo ma anche se accadesse dobbiamo vedere almeno che diavolo è !!!”.

Sicuramente da come si muove è un comportamento anomalo per un barbo che per giusta dovrebbe essere di almeno 6-7 kg, forse una carpa ma stranamente non ha preso la tangenziale come farebbe un ciprinide. Penso subito ad un siluro tra i 5 ed i 10 kg ma avendo già avuto esperienze pregresse in merito il modo in cui agisce è diverso.

Dopo avermi fatto prendere qualche colpo dirigendosi tra i massi di una prismata per almeno tre volte ed aver salvato in extremis il terminale dalle rocce taglienti sento che finalmente si sta spossando.
Il mio compagno, apre il guadino, rimasto appositamente chiuso per scaramanzia, e si dirige su di un sasso dove potrà prendere la preda con più facilità.

“Avvicinalo” mi dice, ma è più facile a dirsi che a farsi contando che ancora non abbiamo visto cos’è.
Finalmente una pinna lunga, affusolata come una falce guizza davanti ai miei occhi spruzzandomi d’ acqua. “E’ uno storione siberiano” esclamo io, guardando il mio compagno che mi fissa a bocca aperta e mi dice incredulo“ uno storione ??? Qui ??? E pure siberiano ???”

Dopo altre due partenze spaventato alla vista della trappola finalmente arriva a guadino non particolarmente stanco ma è talmente grosso che non ci entra, dirigo allora il mio amico nelle operazioni di recupero, testa del pesce nella rete e mano sulla coda, minuti interminabili ma finalmente è a riva.

Ora posso avere tra le mani questo essere mistico, lo slamo e finalmente lo ammiro affascinato, il suo colore grigio piombo mi rapisce, è un fascio di muscoli con una forma affusolata caratteristica.



Species: Acipenser baerii (Common Name: Storione Siberiano - Siberian Sturgeon)
Family: Acipenseridae
Measure: Cm 94.6 - Inch 37,27 
Weight: Kg. 7.833 - Lbs 17.430
Rod: Mitchell Privilege PRO - 30T Carbon - 140-180 gr
Reel: Abu Garcia Cardinal C 806
Line: Trabucco T-Force 0.40 mm
Terminal Line: JTM Proton 0.22 mm
Hook: Drennan Carbon Trebles - Barbed Size 10
Bait: Maggot


Ammirandolo comprendo la sua bellezza rimasta invariata da milioni di anni, la sua forma ricorda i primitivi pesci ossei ed effettivamente l’ ordine tassonomico del quale fa parte è quello degli Acipenseriformes che si suddivide in due famiglie distinte, per l’ appunto gli Acipenseridae (storioni) ed i Polyodontidae (pesci spatola) anch’ essi pesci dalle forme arcaiche.





Catturare un esemplare del genere allo stato brado in libera uscita su di un grande fiume senza essere costretto ad andare in una cava apposita dove questi draghi di piombo vengono importati è stata per me fino ad ora l' emozione più grande nell'ambito della pesca sportiva !





Dopo le foto di rito diventa l’ ora di riporlo nel suo ambiente senza stancarlo ulteriormente. Lo appoggio in acqua e lo riossigeno in corrente. Con due forti battiti di coda sparisce nelle acque torbide aiutato dalla sua livrea plumbea mostrandomi di non essersi stremato eccessivamente.




Ci tengo a precisare che, nella classificazione IUCN dello stato di conservazione questa specie risulta rara e ad alto rischio di estinzione.

E' particolarmente importante quindi tutelarla in ogni modo rilasciando qualsiasi esemplare della famiglia Acipenseridae come faremmo con qualunque altra specie qualora lo si incappasse anche per caso !



IUCN (International Union for the Conservation of Nature)


Classificazione Lista Rossa IUCN


Neanche il tempo di riprendermi e la frizione di un’ altro mulinello mi riporta alla realtà, riesco infatti a portare a guadino un bellissimo esemplare di cavedano.



Squalius squalus - Cavedano





Con queste due catture sicuramente più che gradite posso concludere la giornata sapendo di essere riuscito a conquistare un’ esemplare di storione tanto raro quanto inaspettato, felice di sapere che nei nostri fiumi esistono ancora specie in via di estinzione che però con forza e tenacia resistono all’ inquinamento ed al bracconaggio incontrollato.